
COP26: le promesse più importanti per il futuro del Pianeta
Tra entusiasti, assenti e contrari: gli obiettivi possibili emersi alla COP26 per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.
Amate gli animali: Dio ha donato loro i rudimenti del pensiero e una gioia imperturbata. Non siate voi a turbarla, non li maltrattate, non privateli della loro gioia, non contrastate il pensiero divino.
Uomo, non ti vantare di superiorità nei confronti degli animali: essi sono senza peccato, mentre tu, con tutta la tua grandezza, insozzi la terra con la tua comparsa su di essa e lasci la tua orma putrida dietro di te; purtroppo questo è vero per quasi tutti noi.
(Fëdor Dostoevskij).
Tra entusiasti, assenti e contrari: gli obiettivi possibili emersi alla COP26 per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.
Il riscaldamento globale, e i cambiamenti climatici che ne derivano, ha una peculiarità della quale non si parla: non sono democratici, e le loro conseguenze non colpiscono allo stesso modo in tutto il mondo. Anzi, i Paesi che meno contribuiscono alle emissioni globali di CO2 sono quelli che verranno colpiti per primi e più duramente da tutti quegli eventi estremi che si prevede che si intensificheranno nei prossimi anni.
Si pesca in mari sempre più vuoti
Ogni anno, infatti, tra 11 e 26 milioni di tonnellate di pesce vengono pescate illegalmente in tutto il mondo, con una ripercussione sull’economia che va dai 10 ai 20 miliardi di euro. Cifre difficilmente immaginabili, e comunque al ribasso, che si vanno a sommare a una pratica di pesca già insostenibile, caratterizzata dal sovrasfruttamento delle risorse marine (overfishing). Si pesca sempre di più, ma il pesce è sempre meno.
Da decenni sono considerati dalla popolazione pesci “importanti” sia dal punto di vista economico che come fonte di cibo. La carne di tonno è ritenuta ricca di vitamine e rappresenta purtroppo una risorsa per i paesi sviluppati e in via di sviluppo. Tant’è che la pesca fuori controllo di questo pesce ha ovviamente innescato il sovra-sfruttamento di tonno e affini.
L’allevamento intensivo degli animali è il secondo responsabile delle emissioni di gas serra responsabili dell’emergenza climatica. Eppure questo tema non viene preso in considerazione nell’agenda della Cop26, la conferenza sul clima che si svolgerà a Glasgow a dicembre e che ha il suo prologo in questi giorni a Milano con la Youth4climate
e con la conferenza preparatoria PreCop26.
Cambiare "dieta" per sopravvivere. In un Pianeta che fra meno di trent'anni sarà abitato da 10 miliardi di persone, con agricoltura e allevamenti sempre più sviluppati per sostenere la domanda di cibo a basso costo e la natura sempre più privata di spazi e risorse per mantenere la biodiversità, è necessario ripensare il nostro sistema alimentare globale. Bisogna riformarlo: cambiare le nostre sturpide abitudini e tradizioni, proteggere e lasciare spazio alla natura, coltivare in maniera più rispettosa e in modo tale da supportare la biodiversità, promuovendo una dieta più incentrata sui vegetali e non sulla carne. Altrimenti rischiamo di ritrovarci travolti da una crisi climatica ancor più devastante e senza risorse necessarie per affrontarla. Ad affermare ciò è il nuovo rapporto Chatham House, sostenuto dal Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) e da Compassion in World Farming. Il report da poco pubblicato ci racconta gli "Impatti del sistema alimentare sulla perdita di biodiversità"
Un’allarmante analisi dei ricercatori del National Center for Climate Restoration australiano delinea uno scenario in cui entro il 2050 il riscaldamento globale supererà i tre gradi centigradi, innescando alterazioni fatali dell'ecosistema globale e colossali migrazioni da almeno un miliardo di persone. Ecco cosa potrebbe avvenire anno dopo anno..
L'allergia al pelo di gatto è in realtà un'allergia a una proteina – chiamata Fel D 1 – presente nel pelo ma anche nella saliva, nelle urine e nelle ghiandole sebacee dei nostri amici felini.
Il legame che c’è tra lo spreco di risorsa idrica e il consumo di carne in Italia è tra gli aspetti analizzati nello studio indipendente sui costi nascosti (ambientali e sanitari) della carne realizzato per LAV dalla onlus Demetra, che ilfattoquotidiano.it ha presentato in esclusiva ai suoi Sostenitori. Stando al dossier, per la carne di bovino si arriva a consumare fino a 8 volte il quantitativo d’acqua necessario per produrre la carne di maiale. Il confronto con gli altri animali e le proteine vegetali